"Storia delle Imbarcazioni Sarde"

Spagnoletta di Alghero

Alghero è stata nel 1354, meta di una massiccia immigrazione di coloni aragonesi, valenziani, majorchini, ma sopratutto catalani, dediti tradizionalmente alla pesca del corallo e delle aragoste. La città era nota come "El ALGUER" la Barcellona Sarda e ancora oggi il dialetto locale è di chiara origine catalana. Per la pesca alle aragoste è stata a lungo impiegata la spagnoletta, tipica barca di origini catalane o forse delle isole baleari, molto somigliante al LLAUT di Majorca. Lo scafo di questo tipo di barca risulta molto elegante, scende in acqua con la chiglia molto affinato a prua e a poppa, con poche ordinate centrali piene e molto larghe, non prevede grandi carichi a bordo. Il dritto di prua è verticale leggermente rientrante in quelle più antiche. Tradizionalmente questa barca è lunga 24 o 26 palmi (6/6,5 metri). La quilla cioè la chiglia, scende esternamente al torello per una profondità di 12/14 cm., il dritto di prua, detto roda, solitamente si eleva sopra il rivestimento del fasciame di circa mezzo metro ed è sormontata dalla pernaccia intagliata - localmente Capellina o cap de mort - vivacemente colorata. Solitamente le spagnolette venivano pontate con un ampio boccaporto centrale, lungo e stretto; la coperta presenta un bolzone notevolmente accentuato per avere più spazioe sottocoperta e per facilitare lo scarico dell'acqua attraverso gli ombrinali. Vi erano poi tre banchi, uno a prua via per la voga, uno quasi in posizione centrale in cui veniva fissato l'albero e un terzo a poppavia verso il timoniere. L'equipaggio era composto da: il Timoner, l'Homme De Prua e un marinaio. Il sistema costruttivo era il mediterraneo ossia a comenti, quindi con le ordinate composte da madieri e staminali (madieras e astaminalas), i corsi di cinta (chintas), i dormienti (amucanduras), i bagli, i banchi (bancs) i corridoi (curridols), il trincarino(culdò), gli scalmotti (ascarmotto), le falche (falcas) e infine i bordi (onus), cui venivano fissate le scalmiere (nodulas) e i relativi scalmi (ascalmus), e a prua il travante (travant) e le monachette (monaghittas) che costituivano i punti di forza per le cime d'ormeggio. Per la pittura provvedeva lo stesso pescatore che utilizzava i colori che preferiva o che aveva a disposizione, solitamente bianco o grigio per l'opera morta e l'antivegetativo rosso per l'opera viva; si usava poi l'azzurro, il giallo o, più raramente, il verde. Il nome che gli veniva affidato era quasi sempre di carattere religioso alcuni dei quali furono: Buon Gesù, S. Giuseppe,  S. Lucia, Nostra Signora di Valverde, Madonna delle Grazie, ma anche alcuni anche di carattere familiare come Carmenia, Maria, Maria Vittoria e Antonietta. La Spagnoletta può considerarsi un buon veliero, veloce e in grado di stringere bene il vento, particolarmente adatta alla pesca con le nasse.  

Fonte: Yacth Digest

 

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