Attacco Francese alle Coste Meridionali Sarde

Il 22 gennaio 1793 una flotta francese al comando dell’ammiraglio Truguet - con trenta navi da guerra, quaranta da trasporto e ben seimila soldati a bordo - si presenta davanti al porto di Cagliari. Obiettivo: conquistare la Sardegna.
I francesi (che provengono da Carloforte, occupata e ribattezzata “Isola della libertà”) sono sicuri che i cagliaritani e i sardi, visto la loro triste condizione sotto il regime feudale, li accoglieranno senza combattere. Intendono estendere alla Sardegna i principi di uguaglianza e libertà della loro rivoluzione, che aveva abolito ogni privilegio dei nobili.
Ma i signori e i feudatari sardi, impauriti dalla possibilità di perdere le loro prerogative, si preparano ad affrontare i transalpini arruolando, a proprie spese, volontari tra contadini e pastori. L’obiettivo è difendere i propri interessi, non certo la sovranità dell’Isola.
I piemontesi invece stanno a guardare, con incredibile indifferenza, e lasciano ogni iniziativa ai locali: sono sicuri che la paura e le notizie della triste fine della nobiltà francese spingeranno i sardi a battersi come leoni per respingere coloro che minacciano le loro secolari prerogative. Anche le autorità religiose sono in apprensione. L’arcivescovo di Cagliari, Melano, benedice il baluardo di Sant’Efisio eretto a difesa del porto e vi colloca la statua del Santo, per invocare la sua protezione.
Il giorno 24, i francesi tentano di ottenere la resa della città e inviano una scialuppa con un gruppo di parlamentari a bordo (tra i quali il noto giacobino Filippo Buonarroti) per trattare con il vicerè. Ma la loro imbarcazione viene affondata dal fuoco dei miliziani e numerosi marinai vengono uccisi.
Passano altri tre giorni e i francesi tentano nuovamente di trattare, ma anche stavolta la loro lancia viene attaccata dai miliziani, che uccidono diversi soldati a bordo. A questo punto i transalpini capiscono che i cagliaritani non hanno nessuna intenzione di arrendersi e il 28 gennaio, alle otto del mattino in punto, iniziano un intenso bombardamento della città che dura fino alle 14. Per fortuna il loro tiro è impreciso: i danni sono limitati, anche se cinque cittadini rimangano uccisi e tanti altri feriti. È il terzo bombardamento che Cagliari subisce nel XVIII secolo, dopo quelli degli inglesi nel 1708 e degli spagnoli nel 1717, a memoria dei quali il palazzo Boyl, costruito il secolo successivo, conserva ancora tre palle di cannone nella sua facciata.
I francesi non si arrendono. Nel mese di febbraio sbarcano in 3.500 al Margine Rosso e si dirigono verso Cagliari, dividendosi in due colonne che prendono la direzione di Quartu e del Poetto. La prima viene subito bloccata dai miliziani e battuta; la seconda invece è respinta dopo un duro scontro nei pressi delle Saline, da un contingente di sardi comandati personalmente da Girolamo Pitzolo.
Il 15 e 16 febbraio Cagliari è ancora pesantemente bombardata e la torre dell’Aquila subisce danni irreparabili. Ma a terra i francesi vengono battuti dovunque e - lasciate le ambizioni di battaglia terrestre - si reimbarcano precipitosamente per tentare un lungo assedio dal mare.
Il giorno successivo, un forte vento di levante sorprende la flotta francese alla fonda: molte navi sono gravemente danneggiate, altre vengono sbattute dalle onde sulla spiaggia, numerosi marinai affogano nel mare in tempesta.
Il 20 febbraio la spedizione è così costretta ad abbandonare l’impresa: i cagliaritani non esitano ad attribuire quella improvvisa tempesta all’intervento miracoloso di Sant’Efisio, che ancora una volta avrebbe salvato la città.

 

Fonte: L'Unione Sarda